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Studio Tecnico Gottardi


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Locali ad uso medico e dentistico

Dal 1° settembre 2001 agli impianti elettrici nei locali medici non si applica più la norma CEI 64-4 “Impianti elettrici nei locali adibiti ad uso medico”, ma la nuova sezione 710 della norma CEI 64-8. Tale norma ha portato alcuni sensibili cambiamenti in materia. Innanzitutto la classificazione degli studi medici viene suddivisa in tre gruppi:

Locale medico di gruppo 0, ovvero locale privo di apparecchiature elettromedicali con parti applicate al paziente. In questo caso l’impianto elettrico può essere di tipo ordinario.

Locali di gruppo 1, ovvero ambulatorio medico nel quale le parti applicate sono destinate ad essere utilizzate esternamente o anche invasivamente entro qualsiasi parte del corpo ad eccezione della zona cardiaca (es. gabinetti odontoiatrici, locali di radiologia, locali per terapia fisica ecc.). In tal caso l’impianto deve essere protetto mediante dispositivo differenziale da 30 mA tipo A o B. I conduttori di protezione degli apparecchi elettrici, medicali e non medicali situati nella “zona paziente” e di tutte le prese del locale, devono essere collegate al nodo equipotenziale (non è più consentito l’uso dell’anello equipotenziale). Per “zona paziente” si intende la parte del locale posta in pianta ad 1,5 m. dalla posizione in cui il paziente è sottoposto ad una parte applicata (es. riunito dentistico) e fino a 2,5 m. in altezza sopra il paziente.

I collegamenti al nodo devono essere facilmente identificabili ed accessibili, oltre che scollegabili individualmente. Devono essere collegate, tramite conduttore di sezione non inferiore a 6 mmq, anche le masse estranee (es. tubazioni metalliche del riscaldamento) ubicate nella “zona paziente”. L’illuminazione di emergenza deve essere prevista nelle vie d’esodo e nel locale medico onde evitare che il buio improvviso possa determinare pericoli per il paziente.

Locali di tipo 2, ovvero in presenza di pericolo di microshock (es. locali per chirurgia, ambulatorio chirurgico, locali di terapia intensiva, sale per cateterismo cardiaco ecc.). In questo caso è richiesto l’utilizzo del trasformatore di isolamento con relativo dispositivo di controllo dell’isolamento ed inoltre i collegamenti delle masse estranee al nodo equipotenziale come nei locali del gruppo 1. Tali impianti devono essere dotati di un’alimentazione di sicurezza che garantisca continuità. Per quanto riguarda l’illuminazione d’emergenza, è previsto che la metà dei corpi illuminanti presenti nei locali sia adatta a tale scopo.

Verifiche

Sull’impianto elettrico di uno studio medico vanno eseguite le verifiche periodiche di seguito indicate:

Gruppo 0

- Verifiche ordinarie: misura della resistenza di terra e prove di continuità (ogni tre anni)

Gruppo 1

- prova degli interruttori differenziali (ogni anno); la prova va eseguita con apposito apparecchio che verifica l'intervento dell’interruttore

- Verifiche ordinarie: misura per verificare il collegamento equipotenziale supplementare (ogni tre anni)

- Verifiche ordinarie: misura dell'impianto di terra (o impedenza dell'anello di guasto) (ogni anno)

- Prova delle batterie delle luci d’emergenza (secondo le istruzioni del costruttore).

Gruppo 2

- misura della resistenza di terra (ogni tre anni)

- prova dei dispositivi differenziali (ogni anno) per le parti non protette da trasformatore di isolamento

- misura della resistenza del collegamento equipotenziale (ogni tre anni)

- prova di funzionamento dei dispositivi di controllo dell’isolamento (ogni sei mesi);

- prova a vuoto del gruppo elettrogeno (ogni mese)

- prova a carico del gruppo elettrogeno (ogni sei mesi)

- prova delle batterie delle luci d’emergenza (secondo le istruzioni del costruttore).

Le verifiche sopra descritte vanno effettuate da un tecnico qualificato. I risultati di tali prove devono essere riprodotti secondo la forma o il modo che più aggrada senza più l’obbligo di utilizzo di un particolare registro. Non esiste neanche l’obbligo giuridico di registrare i risultati delle verifiche, ma è la strada maestra della regola dell’arte per dimostrare, in caso di incidente, che l’eventuale imputato ha agito con prudenza, perizia e diligenza.

Rimane fermo l’obbligo da parte del datore di lavoro di richiedere all’Ente preposto (ARPA) la verifica periodica ogni due anni, come previsto dall’art. 4 del D.P.R 22 Ottobre 2001 n° 462.

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